Il mercato automobilistico europeo sta attraversando un periodo di rapida ristrutturazione. Le quote di mercato delle motorizzazioni elettriche stanno crescendo trimestre dopo trimestre, il segmento dell’usato elettrico decolla e la svalutazione dei veicoli a batteria ridefinisce i calcoli del costo di possesso. Tre assi strutturanti permettono di comprendere ciò che cambia concretamente per gli acquirenti nel 2026.
Svalutazione delle auto elettriche usate: un rischio finanziario sottovalutato
Prima di parlare di crescita delle vendite, un meccanismo pesa pesantemente sul portafoglio dei proprietari di veicoli elettrici: la perdita di valore alla rivendita. Uno studio di Leboncoin su dieci modelli elettrici molto diffusi evidenzia una svalutazione media del 59 % in cinque anni, contro circa il 44 % per un equivalente termico.
Alcuni modelli superano addirittura il 65 % di perdita di valore dopo cinque anni. Questo fenomeno è spiegato da diversi fattori combinati: l’evoluzione rapida delle tecnologie delle batterie rende i modelli più vecchi meno attraenti, gli incentivi all’acquisto per il nuovo abbassano i prezzi del mercato secondario e l’autonomia reale dei primi veicoli elettrici rimane inferiore agli standard attuali.
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Questa svalutazione crea un paradosso interessante. Penalizza i primi acquirenti, ma rende il veicolo elettrico usato notevolmente più accessibile per i profili che esitavano a fare il passo.

Mercato dell’elettrico usato in Francia: il passaggio dal termico
Il segmento dell’usato elettrico non si limita a crescere: cambia natura. Secondo i barometri Avere-France e Mobilians, le vendite di veicoli elettrici usati sono raddoppiate tra il 2023 e il 2025, con una crescita del 30 % tra il 2024 e il 2025. Questa dinamica si verifica mentre il mercato globale dell’usato sta leggermente diminuendo.
Il dato più rivelatore riguarda il profilo degli acquirenti. Il 76 % degli acquirenti di auto elettriche usate proviene dal termico. Non si tratta di convinti di lunga data che rinnovano il loro veicolo, ma di automobilisti che passano per la prima volta all’elettrico tramite l’usato.
Cosa cambia questo trasferimento per il mercato
Questa migrazione modifica la domanda su diversi punti. Gli acquirenti provenienti dal termico cercano autonomie compatibili con i loro tragitti quotidiani, non prestazioni massime. Confrontano il costo totale di possesso (assicurazione, manutenzione, energia) piuttosto che il solo prezzo d’acquisto.
- I modelli polivalenti con un’autonomia reale superiore a 250 km concentrano la maggior parte delle transazioni sul mercato dell’usato elettrico
- Le city car elettriche di ingresso (Renault Zoe, Dacia Spring, Peugeot e-208) vedono i loro prezzi usati scendere significativamente, accelerando il loro ricambio
- I SUV elettrici compatti rimangono più rari sul mercato secondario, mantenendo così il loro valore relativo
La conseguenza diretta: l’usato diventa il primo punto di contatto con l’elettrico per una maggioranza di nuovi utenti, un’inversione rispetto al periodo 2020-2023 in cui solo il nuovo sosteneva la crescita.
Quote di mercato dell’elettrico in Europa: oltre la soglia del 20 %
Nel mercato del nuovo, le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria hanno superato una soglia in Europa. I dati ICCT e le cifre riportate da diverse fonti di settore confermano che la quota di mercato delle auto 100 % elettriche supera ormai il 20 % nel primo semestre del 2026.
Questa progressione non è uniforme. Alcuni paesi nordici mostrano tassi ampiamente superiori, mentre mercati come l’Italia o la Spagna rimangono indietro. La Francia si colloca in una posizione intermedia, con una crescita regolare ma ancora sostenuta da incentivi fiscali.
Il divario di prezzo tra elettrico e termico si riduce
Un fattore di accelerazione spesso sottovalutato: il divario di prezzo all’acquisto tra elettrico e termico si riduce ogni anno. Il costo di acquisizione di un veicolo elettrico nuovo si avvicina progressivamente a quello di un modello termico comparabile in Europa.
Questo restringimento deriva da due movimenti simultanei. Il costo delle batterie diminuisce con l’industrializzazione delle catene di produzione, mentre le motorizzazioni termiche vedono il loro prezzo aumentare a causa delle normative sulle emissioni più severe e del malus ecologico rinforzato.

Costruttori cinesi in Europa: oltre la curiosità
I marchi cinesi occupano ormai una posizione visibile nelle immatricolazioni mensili europee. MG, BYD, Xpeng e Jaecoo appaiono regolarmente accanto a costruttori affermati come Renault, Volkswagen o Hyundai. Geely sta anche preparando il suo ingresso nel mercato francese.
La questione non si limita più al rapporto qualità-prezzo. Questi costruttori investono in reti di distribuzione fisiche, offrono garanzie allineate agli standard europei e sviluppano partnership locali per il post-vendita.
- MG beneficia del supporto del gruppo SAIC e dispone già di una rete di diverse centinaia di punti vendita in Europa
- BYD punta su un’integrazione verticale (batterie, motori, elettronica) che le consente di controllare i propri costi di produzione
- Xpeng si posiziona nel segmento dei veicoli dotati di funzioni di guida semi-autonoma avanzate
La presenza cinese accelera la pressione competitiva sui prezzi, a beneficio degli acquirenti ma complicando la redditività dei costruttori europei. Volkswagen, ad esempio, prevede un crollo del suo margine operativo per il 2026, con un obiettivo che non dovrebbe superare l’1 %, in parte a causa di questa concorrenza intensificata e di una transizione elettrica più rapida del previsto.
La questione per gli acquirenti francesi non è più se questi marchi siano affidabili, ma quale corrisponda al loro utilizzo e al loro budget.



